Succede che…

Che poi succede sempre così, tutto dentro: sparso, stipato e aggrovigliato.
Mai una volta che mettesse ordine, e poi quella mano, si insinua, tocca, volteggia, palpa, accarezza, indugia solo un attimo, poi continua… no, si ferma, torna indietro, riflette e ricomincia con gli stessi gesti, ancora lì a palpare, rimescolare, come dentro a una centrifuga.
Inerme, vorrei urlare, non posso fermare questa smania, è un ciclone che arriva e ti schioda da tutta la tua tranquillità, ti costringe a rimanere lì con tutti i sensi attivi, senza pausa, e di nuovo, a sviscerare ogni micromillimetro del mio essere, a violare la mia interiorità, a cercare negli anfratti, senza memoria, senza riti, senza continuità, random.
A volte credo che finalmente abbia capito, sembra ci sia una grande motivazione a costruire con passione, con pazienza, ma dura un attimo, giusto il tempo delle scale di corsa o del buio in ascensore.
Vorrei chiedere: – Cosa vuoi? Cosa ti serve? Ti indico la posizione esatta, le coordinate, così la smetti di entrarmi dentro così, senza bussare e senza una meta. Vorrei un certo equilibrio!
 “Memorie di una borsa”
Caterina
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